Theme of Farewell and After-Poems: A Bilingual Edition

Theme of Farewell and After-Poems: A Bilingual Edition

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Overview

Milo De Angelis, born in 1951, is one of the most important living Italian poets. With this volume, Susan Stewart and Patrizio Ceccagnoli bring to English readers for the first time a facing-page edition of his most recent work: his book-length elegy, Theme of Farewell, and the subsequent poems of That Wandering in the Darkness of Courtyards. These two books form a sequence narrating the illness and premature death, in 2003, of the poet’s wife, the writer Giovanna Sicari, a celebrated poet in her own right; they also trace De Angelis’s turn from grief, through time, back to the world. Immediate, perceptive, and woven from the fabric of everyday life in contemporary Milan, the poems never depart from universal human emotions of despair and awakening. Throughout his long career, De Angelis has renewed lyric poetry with the sheer intensity of his forms and insights, and the volumes offered here have won some of the most important Italian literary awards, including the coveted Premio Viareggio.
           These inexorable and beautifully crafted translations will be of interest to scholars of contemporary Italian literature, students of contemporary poetry and literary translation, and those who work in comparative literature. Above all, they are bound to speak to any reader in search of a poet writing at the height of his powers of expression.

Product Details

ISBN-13: 9780226020808
Publisher: University of Chicago Press
Publication date: 04/15/2013
Edition description: Bilingual
Pages: 168
Product dimensions: 5.50(w) x 8.50(h) x 0.80(d)

About the Author

Milo De Angelis is the author of eight collections of poetry and two volumes of essays and is the translator of numerous works of European philosophy and criticism. The poet Susan Stewart is the Avalon Foundation University Professor in the Humanities at Princeton University. Her most recent books are Red Rover and The Poet’s Freedom, both published by the University of Chicago Press. Patrizio Ceccagnoli teaches Italian at the University of Massachusetts Amherst.

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Theme of Farewell and After-Poems

A Bilingual Edition


By Milo de Angelis, Susan Stewart, Patrizio Ceccagnoli

The University of Chicago Press

Copyright © 2013 The University of Chicago
All rights reserved.
ISBN: 978-0-226-02080-8



CHAPTER 1

    VEDREMO DOMENICA


    Contare i secondi, i vagoni dell'Eurostar, vederti
    scendere dal numero nove, il carrello, il sorriso,
    il batticuore, la notizia, la grande notizia.
    Questo è avvenuto, nel 1990. È avvenuto, certamente
    è avvenuto. E prima ancora, il tuffo nel Ticino,
    mentre il pallone scompariva. È avvenuto.
    Abbiamo visto l'aperto e il nascosto di un attimo.
    Le fate tornavano negli alloggi popolari, l'uragano
    riempiva un cielo allucinato. Ogni cosa era lì,
    deserta e piena, per noi che attendiamo.

    * * *

    Milano era asfalto, asfalto liquefatto. Nel deserto
    di un giardino awenne la carezza, la penombra
    addolcita che invase le foglie, ora senza giudizio,
    spazio assoluto di una lacrima. Un istante
    in equilibrio tra due nomi avanzò verso di noi,
    si fece luminoso, si posò respirando sul petto,
    sulla grande presenza sconosciuta. Morire fu quello
    sbriciolarsi delle linee, noi lì e il gesto ovunque,
    noi dispersi nelle supreme tensioni dell'estate,
    noi tra le ossa e l'essenza della terra.

    * * *

    Non è più dato. Il pianto che si trasformava
    in un ridere impazzito, le notti passate
    correndo in Via Crescenzago, inseguendo il neon
    di un'edicola. Non è più dato. Non è più nostro
    il batticuore di aspettare mezzanotte, aspettarla
    finché mezzanotte entra nel suo vero tumulto,
    nella frenesia di tutte le ore, di tutte le ore.
    Non è più dato. Uno solo è il tempo, una sola
    la morte, poche le ossessioni, poche
    le notti d'amore, pochi i baci, poche le strade
    che portano fuori di noi, poche le poesie.

    * * *

    Tutto era già in cammino. Da allora a qui. Tutto
    il tempo, luminoso, sfiorava le labbra. Tutti
    i respiri si riunivano nella collana. Le ombre
    di Lambrate chiusero la porta. Tutta la stanza,
    assorta, diventò il primo battito. Il nero
    dei tuoi capelli contro il giallo dell'ultimo raggio.
    Da allora a qui. Era il primo giorno dell'estate.
    Il silenzio ci riempiva la fronte. Tutto era
    già in cammino, da allora, tutto era qui, unico
    e perduto, nostro e remoto, ardente. Tutto chiedeva
    di essere atteso, di tornare nel suo vero nome.

    * * *

    Non c'era più tempo. La camera era entrata in una fiala.
    Non era più dato spartire l'essenza. Non avevi
    più la collana. Non avevi più tempo. Il tempo era una luce
    marina tra le persiane, una festa di sorelle,
    la ferita, l'acqua alla gola, Villa Litta. Non c'era
    più giorno. L'ombra della terra riempiva gli occhi
    con la paura dei colori scomparsi. Ogni molecola
    era in attesa. Abbiamo guardato il rammendo
    delle mani. Non c'era più luce. Ancora una volta
    ci stanno chiamando, giudicati da una stella fissa.

    * * *

    Nell'estate del tempo umano, nell'ultima estate,
    c'erano tutte le strade. La Prenestina
    con le sue tangenziali raggiungeva il mare
    di Taranto vecchia e i giardini di Porta Venezia,
    geografia di unioni insperate, tempo che non si perde,
    tutte le strade, tutti gli amori immersi in uno solo
    e rinati, tutti i passi davanti al portone, gli sguardi
    sul citofono, tutte le voci, gli accenti, le sillabe,
    tu che uscivi sorridente con il tuo colbacco
    e camminavi decisa verso un autobus.

    * * *

    C'è stato un compleanno, all'inizio, certamente.
    Cinque candeline azzurre, i parenti mai visti,
    gli ewiva. C'è stato, quello c'è stato.
    Il quindicesimo fu in Monferrato, ricordo,
    con Luisella e Cristiana, il torneo di lotta sul Po,
    il corpo vinto, il seno intravisto. È stato lì.
    Nel misterioso tumulto si formava un'ossatura, il senso
    delle ore troncate. Tutto era più vicino al sangue
    che all'arcobaleno. C'è stato. C'è stato. Gli occhi
    cercavano, nella materia inquieta, un'incisione.
    Nel viso invecchiato di una donna, il mondo
    intero appassiva. Poi, in una paladina, rinasceva. Latte
    e croce. Via degli smarriti. Compito scritto.

    * * *

    In te si radunano tutte le morti, tutti
    i vetri spezzati, le pagine secche, gli squilibri
    del pensiero, si radunano in te, colpevole
    di tutte le morti, incompiuta e colpevole,
    nella veglia di tutte le madri, nella tua
    immobile. Si radunano lì, nelle tue
    deboli mani. Sono morte le mele di questo mercato,
    queste poesie tornano nella loro grammatica,
    nella stanza d'albergo, nella baracca
    di ciò che non si unisce, anime senza sosta,
    labbra invecchiate, scorza strappata al tronco.
    Sono morte. Si radunano lì. Hanno sbagliato,
    hanno sbagliato l'operazione.

    * * *

    Il luogo era immobile, la parola scura. Era quello
    il luogo stabilito. Addio memoria di notti
    lucenti, addio grande sorriso. Il luogo era lì.
    Respirare fu un buio di persiane, uno stare primitivo.
    Silenzio e deserto si scambiavano volto e noi
    parlavamo a una lampada. Il luogo era quello. I tram
    passavano radi. Venere ritornava nella sua baracca.
    Dalla gola guerriera si staccavano episodi. Non abbiamo
    detto più niente. Il luogo era quello. Era lì
    che stavi morendo.

    * * *

    Affogano le nazioni, crollano le torri, un caos
    di lingue e colori, traumi e nuovi amori,
    entra alla Bovisasca, spazza via il novecento
    della solitudine maestra, del nostro verso
    sospeso nel vuoto. Altre donne si aggirano
    tra gli scarti del mercato, nella nuova miseria
    di questo istante. Io siedo al caffè sottocasa,
    guardo il paesaggio che fu di Sironi, in un solitario
    dodici agosto, inizio a convocare le ombre.

    Rivedo mio padre in una città di mare, una brezza
    di Belle Epoque e un sorriso sperduto di ragazzo.
    E poi Paoletta che sul tatami trovò la vittoria
    a tre secondi dalla fine. E Roberta
    che ha dedicato la sua vita. E Giovanna,
    in un silenzio di ospedali, quando il tempo
    rivela i suoi grandi paradigmi.
    "Torneranno vivi gli amori tenebrosi
    che in mezzo agli anni lasciarono
    una spina, torneranno, torneranno luminosi."


    WE WILL SEE SUNDAY

    Keeping track of the seconds, the Eurostar's passenger coaches, to see you
    stepping down from the number nine, the baggage cart, the smile,
    the heartbeat, the news, the big news.
    This happened in 1990. It happened, without a doubt
    it happened. And even before that, the dive into the Ticino's waters
    while the soccer ball was disappearing. It happened.
    We saw the open secret of a moment.
    The fairies were returning to their tenements, the hurricane
    was filling a hallucinated sky. Everything was there,
    emptied and full, for those of us who are waiting.

    * * *

    Milan was asphalt, liquid asphalt. In the desert
    of a garden there was a caress, the melting
    penumbra invading the leaves, the hour without censure,
    a tear's absolute space. An instant
    balanced between two names came toward us
    luminous, breathing, and settling on the chest,
    on the great unknown presence. To die was that
    crumbling of lines, we were there and the gesture was everywhere,
    we were scattered in the high tensions of summer,
    we were caught between the bones and the essence of the earth.

    * * *

    Nothing more can be done. The crying that turned
    into crazy laughing, the nights spent
    running down Via Crescenzago, chasing the neon
    banner of a newsstand. Nothing more can be done. It's no longer ours,
    the heartbeat of waiting for midnight, waiting for her
    until midnight enters with its true tumult,
    with the frenzy of all the hours, all the hours.
    Nothing more can be done. There's only one time, only one
    death, a few obsessions, a few
    nights of love, a few kisses, a few streets
    that lead outside ourselves, a few poems.

    * * *

    Everything was already on its way. From then to here. All
    of time, luminous, skimmed across the lips. All
    the sighs strung on the necklace. Lambrate's
    shadows shut the door. The whole room,
    taken in, became the first heartbeat. The black
    of your hair against the yellow of the last sunbeams.
    From then to here. It was the first day of summer.
    Silence filled our thoughts. Everything was
    already on its way, from then on, everything was here, unique
    and lost, ours and far from us, burning. Everything asked
    us to wait for it, to return to its true name.

    * * *

    There was no more time. The room was poured into a phial.
    It was no longer possible to share the essence. You no longer had
    the necklace. You were out of time. Time was a light
    from the sea, through the shutters, a party of sisters,
    the wound, the water at the throat, Villa Litta. There was no
    more day. The earth's shadow was brimming our eyes
    with the fear of vanished colors. Every molecule
    was waiting. We looked at the hands'
    mending. There was no more light. Once again
    they call us, judged by a fixed star.

    * * *

    In the summer of human time, in the last summer,
    all the streets were there. The Prenestina
    with its ring roads reached the sea
    by Old Taranto and Porta Venezia's gardens,
    geography of unhoped-for unions, time that doesn't lose itself,
    every street, every love immersed in only one love
    and reborn, every step before the front door, the glances
    at the entry-phone, all the voices, the accents, the syllables,
    you who were going out, wearing a smile, in your tall fur hat
    and walking, decisively, toward a bus.

    * * *

    There was a birthday, at the start, without a doubt.
    Five little sky-blue candles, obscure relatives,
    hurrahs. It was, whatever it was.
    The fifteenth one was in Monferrato, I remember,
    with Luisella and Cristiana, the wrestling matches on the Po,
    the defeated body, a brief glimpse of the breast. It was there.
    In the mysterious tumult bones were taking shape, a sense
    of the hours cut short. Everything was closer to the blood
    than to the rainbow. It was. It was. Our eyes
    were searching, in restless matter, for an incision.
    In a woman's aged face, the whole world
    was withering. Then, in a heroine, born again. Milk
    and cross. Street of the lost. Written test.

    * * *

    In you all deaths gather, all
    the broken glass, the sere pages, the derangements
    of thought, they gather in you, guilty
    of all deaths, incomplete and guilty,
    in the wake of every mother, in your wake,
    motionless. They gather there, in your
    weak hands. The apples of this market have died,
    these poems retreat into their grammar,
    in the hotel room, in the hut
    of what does not join, souls without rest,
    aged lips, bark ripped from the trunk.
    They are dead. They gather there. They erred,
    they botched the operation.

    * * *

    The place was motionless, the word obscure. That was
    the place we settled on. Goodbye, memory of the sparkling
    nights, goodbye, big smile. The place was there.
    To breathe was a darkness shutters had made, a primitive state.
    Silence and desert were switching looks and we
    were talking to a lamp. The place was that one. The trolleys
    rarely passed. Venus was returning to her hut.
    Out of the warrior throat, episodes broke free. We didn't
    say anything more. The place was that one. It was there
    that you were dying.

    * * *

    The nations drown, the towers collapse, a chaos
    of languages and colors, traumas and new loves,
    enters Bovisasca, wipes out the masterful loneliness
    of the twentieth century, of our lines
    suspended over the void. Other women wander amid
    the scraps left from the market, in the new misery
    of this moment. I sit at the downstairs café,
    I look at the landscape Sironi made, on a lonely
    August twelfth, I start to convene the shadows.

    I see my father again in a seaside town, a breeze
    of the Belle Époque and a boy's lost smile.
    And then Paoletta who triumphed on the judo mat
    three seconds before the end. And Roberta
    who devoted her life. And Giovanna,
    in a hospital silence, when time
    reveals its great paradigms.

    "The shadowy loves will return to life again
    loves that left a thorn among the years
    will return, will return, luminous."


(Continues...)

Excerpted from Theme of Farewell and After-Poems by Milo de Angelis, Susan Stewart, Patrizio Ceccagnoli. Copyright © 2013 The University of Chicago. Excerpted by permission of The University of Chicago Press.
All rights reserved. No part of this excerpt may be reproduced or reprinted without permission in writing from the publisher.
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Table of Contents

Contents

Acknowledgments,
Introduction,
TEMA DELL' ADDIO,
THEME OF FAREWELL,
I. Vedremo domenica,
I. We Will See Sunday,
II. Scena muta,
II. Dumb Show,
III. Trovare la vena,
III. To Find the Vein,
IV. Quel lontano di noi,
IV. That Distance of Ours,
V. Hotel Artaud,
V. Hotel Artaud,
VI. Visite serali,
VI. Evening Visits,
QUELL'ANDARSENE NEL BUIO DEI CORTILI,
THAT WANDERING IN THE DARKNESS OF COURTYARDS,
I. Alfabeto del momento,
I. Alphabet of the Moment,
II. Finale d'assedio,
II. The Siege's Ending,
III. Un'oscura sete,
III. A Dark Thirst,
IV. Sei perduto,
IV. You Are Lost,
V. Canzoncine,
V. Little Songs,
Notes,
Selected Bibliography,
Index of First Lines and Titles,

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